COMUNICAZIONI DEL PRESIDENTE

I SOGNI SON DESIDERI” così iniziava una canzone degli anni 70 che mi è tornata alla mente dopo aver letto le dichiarazioni del presidente di Confetra, rilasciate dopo l’incontro avuto alla conferenza degli Stati Generali.

 

Non desidero certo intromettermi né sulle valutazioni positive né sulle proposte avanzate che non conosco e che ritengo pienamente legittime, ma solo evidenziare qualche aspetto che non mi pare sia in linea con i fatti reali.

 

Comprendo che legittimamente il presidente che rappresenta 60 mila imprese di spedizione (strano che all’Unioncamere ne risultino molto meno) che solitamente utilizzano i servizi di autotrasporto sostenga che i costi di riferimento per la sicurezza dei cittadini siano frutto di un retaggio culturale passato che non può appartenere al futuro del mondo dei trasporti. Comprensibile, per chi deve in modo evidente pagare il corrispettivo di una prestazione, l’aspirazione di tenersi le mani libere per strappare il prezzo più basso, facendo ricorso anche alla concorrenza estera, che opera spesso in regime di dumping sociale o alla disperata esigenza di qualche operatore monoveicolare che pur di non tornare vuoto si accontenta di incassare almeno il costo del gasolio. Meno per chi sostiene di rappresentare l’autotrasporto. Una curiosità mi sorge ed è relativa a come potrà condividere la posizione di Confetra chi dice di rappresentare l’autotrasporto (Trasporto Unito, ad esempio). Soprattutto come la potrà illustrare ai suoi “numerosi associati”. Dichiarerà un fermo che poi sospenderà? Nulla di nuovo.

 

La seconda distonia che colgo nelle dichiarazioni del presidente di Confetra è relativa alla constatazione che in Italia nel trasporto esistono troppe micro imprese. Ma questo è il frutto di scelte politiche che in questi anni sono state sostenute proprio dalla Confederazione che oggi, non è un caso, contrasta tutti i tentativi di accorciamento delle filiere. Legittima anche questa posizione per chi tutela la parte che ha la funzione di intermediare. Se il vettore cresce diventa un operatore logistico o multimodale e quindi le operazioni legate all’attività di spedizione le gestisce in autonomia. Operazione, per tanti anni contrastata ma che oggi anche in altri settori, penso a quello del mare, sta avvenendo. E’ stata questa visione che ha impedito la crescita delle imprese. Quante imprese dai nomi famosi hanno delegato ai loro autisti la funzione della vezione facendoli divenire operatori monoveicolari, trasformandosi in organizzatori intermediari?

 

Se i padroncini crescono, si raggruppano e diventano soggetti in grado di fornire tutti i servizi necessari alla committenza produttiva perché si dovrebbero rivolgere a degli intermediari che magari, non in quella parte che agisce professionalmente in modo corretto, non si preoccupano molto della qualità del servizio di vezione, ma ricercano il margine più elevato. Quindi quando si contrastano tutti gli accorciamenti delle varie filiere di fatto si concorre, come avvenuto in questi anni, a mantenere le dimensioni delle imprese di ridotta dimensione. E’ questo che ha fatto nascere insieme alle esigenze di flessibilità spesso osteggiate da rappresentanze sindacali inadeguate, i monoveicolari nel trasporto merci.

 

Concludo con una considerazione su come anche in questo caso il valore sicurezza e qualità vengano messi da parte. Un trasporto che viene realizzato nel rispetto delle regole della sicurezza sociale e della circolazione, non credo vi siano dubbi, risulta essere più sicuro di quelli che quelle regole non le rispettano. Avere sulle strade automezzi, non revisionati o condotti da conducenti pagati a cottimo o provenienti da Paesi dove vengono sottopagati, non risponde al valore della sicurezza. La sicurezza nel trasporto merci è un elemento serio ed indisponibile in un Paese civile. L’ultimo esempio che ha visto coinvolto a Lodi un operatore del trasporto che, sempre se saranno confermati i fatti contestati, non è edificante per i professionisti del settore né per la sicurezza dei cittadini. Sarò noioso, ma un governo serio questo aspetto ha il dovere di garantirlo.

 

Confetra è contraria ad un sistema che leghi nella responsabilità i soggetti che effettuano delle prestazioni di trasporto in base a dei valori di riferimento definiti da una Autorità pubblica? È un suo diritto rivendicarlo. Credo non lo possa essere per un Governo che invece deve garantire la pubblica sicurezza e l’incolumità dei cittadini che si realizza attraverso il rispetto delle regole.

 

Unatras ritiene che il Governo debba operare per garantire la sicurezza sociale e della circolazione e non solo perché ritiene la richiesta giusta. Ma perché lo prevede una legge dello Stato (32/05) che è dovere precipuo di ogni Esecutivo far rispettare. Credo che questo un Presidente del Consiglio, avvocato, lo abbia ben presente.

 

Fai/Conftrasporto condivide queste posizioni ed è pronta a sostenere in tutti i modi e con ogni modalità possibile questa posizione. Insieme all’Unatras ne ha fatto oggetto di un accordo con il ministro dei trasporti, che nell’occasione rappresentava non certo sé stessa, bensì il Governo e su questa intesa non è disposta a subire modifiche unilaterali.

 

I SOGNI SON DESIDERI" ma non è detto che sempre si avverino.

 

A presto.

 

Paolo Uggè

18 giugno 2020

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