IL PUNTO di Paolo Uggè

Anche se vi sono opinioni contrastanti tra gli esperti o autodefinitisi tali in quanto assurti all’onore delle cronache in questi mesi drammatici, non è ancora finita la diatriba tra scienziati, virologi che dovrebbero studiare il virus (a me pare non abbiano ancora compreso molto) i medici gli immunologhi che hanno così fornito le pallottole a chi ha gestito la comunicazione in questi mesi, alimentando la paura. Non sarò certo io a pronunciarmi, (anche se personalmente tra un Ricciardi ed il professor Zangrillo non avrei alcun dubbio a chi affidarmi) sulle esternazioni che hanno invaso i media per i mesi trascorsi che ho trovato sbagliate. E’ mia intenzione invece mettere in evidenza la differenza che passa tra comunicazione ed informazione.

 

L’informazione nel periodo più virulento da parte del Governo non c’è stata, così come non è neppure in alcun modo esistita da parte dei Media. Gli stessi dati che erano forniti dalla Protezione Civile non erano riconducibili alla esigenza di informare ma si limitavano a comunicare. Informare vuol dire spiegare cosa significhi un numero, un dato, in sostanza dare senso ai numeri (questa definizione non è mia appartiene al professor De Rita, sociologo di chiara fama che nessuno può pensare di contestare).

 

Questo dimostra però che il Governo ha profondamente sbagliato! Ha lasciato che la paura prevalesse ed è noto che la paura è incontrollabile. La paura è una psicologia collettiva indecifrabile.

 

Ora la sfida è come ed in quanto tempo rialzarci. Non c’è dubbio che il Paese esca economicamente molto male da questa crisi. Per il settore trasporti invito tutti a leggere e ad approfondire la ricerca che sui dati di Format Research il centro studi di Conftrasporto/Confcommercio ha pubblicato e che è visibile sul sito della Conftrasporto.

 

Anche su tale aspetto due sono i temi sui quali, molto spesso non sapendo di cosa parlano, i politologhi e gli economisti dissertano e comunicano, senza spiegare. Accettare o meno le scelte che dalla Commissione Europea vengono prospettate (sempre che il Consiglio non le modifichi) e quale sia la situazione reale del nostro Paese.

 

Partendo da questa dobbiamo dire che la stima del danno generato dal Covid 19 si aggira sui 450 MLD di Euro. Il FMI prevede un calo del Pil almeno pari al 9,1%. L’ Italia ha un debito pubblico calcolabile i 2.330 Mld di euro al quale tuttavia contrappone una ricchezza privata stimata in oltre 4.300 MLD di euro. (Questo ci pone come secondo Paese al mondo).

 

Le strade sulle quali si confrontano esperti, portatori di ideologie diverse sono: patrimoniale sopra gli 80 mila euro o prelievo sui conti correnti.

 

La seconda: emissione di titoli a 30 anni esentati da imposte presenti e future (famo a fidasse dicono a Roma) sottoscritti da risparmiatori italiani.

 

A questo occorre avviare una ripartenza delle opere pubbliche già finanziate e liquidare subito i debiti della P.A. pari a circa 45 MLd.

 

Dare impulso all’infrastrutturazione del Paese estendendo il modello Genova che altro non è che riproporre molti dei contenuti della legge obiettivo. Infine eliminare molte delle parti presenti nel codice degli appalti.

 

Anche sul ruolo dell’Europa che può essere determinante le aspettative generate da Recovery fund /next generation occorre informare. Le ipotesi non sono da sottovalutare ma da capire ed approfondire.

 

Oggi occorre comprendere ed informare non con gli occhi deformati della politica, bensì dalla realtà.

 

Ogni Stato indicherà i propri obiettivi che saranno monitorati dagli uffici comunitari. i fondi, proprio per evitare “furbate” saranno dati a tranche ma entreranno in vigore presumibilmente nel prossimo anno.

 

La Commissione europea sovvenziona e fornisce prestiti per investimenti e riforme. Qui occorrerà ben comprendere il ruolo attribuito al Green Deal per finanziare iniziative per la neutralità climatica. Non è un aspetto secondario. Può limitare la portata delle iniziative per ideologie demagogico-ambientali, delle quali non abbiamo in questi momenti necessità alcuna ma che potrebbero agire da freno alla ripresa.

 

Le decisioni prevedono fondi per la politica di coesione, per il fondo agricolo, incentivi agli investimenti privati per imprese operanti nei settori strategici e risorse per un programma sanitario che rafforzi iniziative di prevenzione.

 

I 750 MLD saranno raccolti mediante una emissione di bond e dal sistema di risorse proprie della UE. La decisione finale passa al Consiglio europeo che è convocato per il prossimo 18/19 giugno che tuttavia, alla luce di alcune anticipazioni espresse da alcuni Paesi potrebbe portare a modifiche significative. Ecco perché occorre chiarezza e comprensione.

 

Ogni grida di gioia e giubilo fa dunque parte del modo di comunicare e non di informare che dovrebbe in ogni occasione essere sempre un modo comportamentale di chi ha l’onere e l’onore di rappresentare il popolo italiano in sede europea.

 

Il rischio di trovarci con misure che finiscano per determinare obblighi o vincoli all’autonomia nazionale è da sottoporre alla conoscenza di tutti noi. la speranza è che questo non avvenga. Staremo a vedere ma con gli occhi bene aperti.

04 giugno 2020

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