IL PUNTO di Paolo Uggè

Innanzitutto Buon Natale e Buon Anno a tutti coloro che hanno la pazienza di seguirmi, ma anche a quelli che non ce l’hanno. Un anno difficile sia a livello economico che politico. Un periodo che sta scaricando sui cittadini le scelte di una rappresentanza politica poco adeguata, che pare interessata più a salvaguardare la propria permanenza in Parlamento, piuttosto che occuparsi dei problemi dei cittadini e delle imprese.


La mia opinione personale è che questa situazione sia il frutto avvelenato di una commistione tra politici in cerca solo di un posto al sole ma privi di qualsiasi cultura di Governo e di soggetti, solo assetati dalla volontà della gestione del potere fine a sé stesso, illusi di riuscire ad ottenere risultati positivi alleandosi  a dei  ragazzi di bottega, totalmente impreparati. Prima di redigere queste note ho voluto rileggere quanto in questi ultimi periodi avevo cercato di trasmettere. Ho trovato conferme. Non v’è ombra di dubbio che erano stati evidenziati i rischi che  si correvano se i cittadini ed i nostri imprenditori, (l’autotrasporto non è mai stato molto apprezzato da chi sostiene la decrescita felice) stanchi di politici politicanti, e di come era gestito il Paese, subissero il fascino degli annunci di un “capo comico”. Sono riscontrabili a tutti i risultati di coloro che annunciavano di voler “aprire il Parlamento come una scatola di tonno”.  Speriamo  si  sappia trarre una giusta lezione da questa esperienza e si eviti di finire dentro una scatola di “sardine” in quanto, anche questa iniziativa a mio avviso, è solo il prodotto di laboratori politici, probabilmente senza avere lo scopo nobile di rappresentare gli interessi generali e non solo di una parte. 


Oggi che stiamo entrando nell’anno nuovo sarebbe bene non sottovalutare quello che potrebbe essere il futuro. Spero non sia sfuggito a nessuno come si stia predisponendo, da tempo, una iniziativa che assume a riferimento un elemento del tutto condivisibile, (la salvezza del Pianeta), per far insorgere nei cittadini il convincimento che solo attuando le ricette proposte da alcuni personaggi, magari interessati, si riuscirà a  tornare tutti a vivere sereni, salvando così il mondo. Sul tema ambientale non può che esistere una totale e  piena condivisione. Sul come raggiungere l’obiettivo occorre invece ponderazione. Mi permetto allora di sottoporvi alcune riflessioni. 


Tante sono le iniziative, sostenute dalla gran parte dei Media, che affrontano il tema del cambiamento climatico, generato da sostanze climalteranti. Come è possibile non convenire? Ma a mio giudizio occorre anche approfondire. Ci si pone mai la semplice domanda, forse pleonastica, se la  plastica, “inquinatrice per eccellenza” ritrovata nei fiumi o nei mari non sia frutto più della maleducazione? Oppure se l’inquinamento atmosferico non sia la conseguenza di altrettanti comportamenti poco civili di tanti cittadini? Nessuno si domanda da dove provengano le fonti principali dell’inquinamento nelle città? Non è che politiche urbane e sul traffico errate o la mancata sostituzione degli impianti di riscaldamento di tanti uffici  pubblici ne siano  una concausa? Ed ancora è giusto sottovalutare quanto scienziati, più volte, hanno evidenziato su come l’inquinamento non possa essere circoscritto in una zona sola e pertanto se l’azione nei confronti di questi fattori non hanno il carattere dell’universalità rischiano di non avere l’effetto auspicato? Come mai non si parla di U.S.A, Cina, India e del loro modo di produrre e non si evidenzia che in Europa esistono Paesi che ancora oggi utilizzano come fonti di energia il carbone per il 40%? “Sostenibilità vuol dire riprodurre il capitale ambientale senza distruggere quello economico. Quindi non occorre tassare di più; ma  meglio”.


Personalmente sono favorevole a tutti gli interventi che producano miglioramenti ambientali ma  la demagogia spicciola deve essere accantonata. L’importante è sapere come si interviene e chi deve pagare il conto. Solo alcuni? Oppure occorre una politica coordinata e non frutto di dannosa superficialità e luoghi comuni? Chi pensasse che il mio dire derivi dal fatto che sia  nemico dell’ambiente o sostenga delle tesi per difendere il settore che rappresento, lo invito a rileggere i dati che attestano come in Italia sia diminuito l’inquinamento delle polveri sottili ed in modo evidente come le emissioni attribuite ai mezzi pesanti sia pari al 4,6% mentre nella zona euro sia del 5,9% . Constati inoltre come mentre, sempre nella eurozona, le fonti inquinanti siano incrementate del 18% in Italia siano diminuite del 30%. Questa  non è una mia fissazione ma discende da dati reali, peraltro mai contestati. Il motivo per il quale con determinazione insisto è dovuto al fatto che immagino , e temo, che nell’anno 2000 e nonostante il recente fallimento del summit mondiale sull’ambiente, una serie di azioni fondate sull’esasperazione della questione ambientale  la logica della “caccia all’untore” (il trasporto su gomma) di manzoniana memoria dominerà.  Sono solo visioni? Invito a leggere alcuni passaggi sulle azioni ritenute necessarie per il Green Deal, inserite nella comunicazione che la nuova presidente della Commissione europea ha presentato (chi vuole li può trovare sintetizzate sulla Home page del sito).


L’anno che verrà non sarà facile e se anche questa volta siamo riusciti a mitigare alcune delle iniziative già presenti nella prime bozze della legge di bilancio, senza il coinvolgimento consapevole di ognuno di voi a sostegno delle iniziative che mi impegno a portare avanti, possiamo attenderci di tutto. Nessuno commetta l’errore superficiale di considerare acquisiti, per sempre, gli interventi a favore del settore. Non è scontato mantenerli ed averli confermati è una conquista delle federazioni, non di tutte ovviamente, specialmente di quelle a conduzione aziendale. 


Ribadisco che per mia profonda convinzione è indispensabile una scelta a tutela della salute, della sicurezza e dell’ambiente. Ma vorrei fare di tutto per evitare che vi siano realtà del mondo della finanza mondiale che operino per indirizzare le scelte a scapito dei settori considerati “sporchi” dell’economia. Lo scopo appare del tutto evidente: garantirsi ottimi profitti. (consiglio di andare a leggere l’articolo di Tino Oldani per “Italia Oggi” che riprende l’inchiesta di William Engdhal.


L’impegno richiesto per il futuro è consequenziale e l’argomento diverrà un must dell’agire di coloro che vogliono realmente tutelare gli interessi dei propri rappresentati. A tutti, per queste ragioni  posso solo chiedere di non mettere la testa sotto la sabbia, di non dividersi su impostazioni ideologiche ma soprattutto di approfondire le questioni. Non è filosofia o astrattezza che mi spinge a sostenere questo ragionamento  ma la convinzione che se non ce se ne occupa direttamente, gli spazi liberi finiscono sempre occupati da altri.


Auguri e Buone Feste!

20 dicembre 2019

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