IL PUNTO di Paolo Uggè

L’anno è appena iniziato e già le polemiche politiche abbondano. Accoglienza e immigrazione, ricorsi alla Corte Costituzionale sulla legge di stabilità (bocciati dalla Corte), crisi delle imprese e ipotesi concrete di una possibile mancata crescita, opere autorizzate e poi messe a rischio. Insomma un caos! In questi giorni si riparla, lo aveva evidenziato tempo fa uno studio del professor Gilardoni sui costi del “non fare” , in un dossier pubblicato sul Corriere della Sera, dei danni che producono i ripensamenti su cantieri e le opere pubbliche. Ciò che preoccupa è come non ci si renda conto che tutte queste incertezze possano innescare una nuova fase di stagnazione economica e i dati più recenti  non lasciano ben sperare.

 

Le imprese di autotrasporto, rispetto ad altre, hanno ricevuto dal Governo, attraverso la legge di stabilità, risposte che dimostrano attenzione. Occorre sempre ricordare, tuttavia, che il trasporto e la logistica sono sistemi complessi. Se la portualità non è permeabile, il trasporto via mare non è incentivato, altrettanto quello  su ferro, e se infine ancora sulle infrastrutture non si danno certezze ma si ripropongono le ipotesi di sostanziali blocchi, il Paese non recupera competitività e le risorse assegnate affrontano solo la contingenza di un comparto.

 

Certamente l’eliminazione del Sistri, (un orpello parto di una fantasia rivelatosi inidoneo a risolvere un reale problema); la soluzione individuata che mantiene il recupero del differenziale per l’accisa; la norma che prevede l’assunzione di funzionari per garantire il rispetto delle regole; la modifica  del codice della strada che consente l’effettuazione delle revisioni anche per  gli automezzi aventi portata superiore ai 35 quintali ; il mantenimento delle medesime risorse al comparto, alle quali si aggiungono  160 milioni, in due anni, per ristorare i maggiori costi sostenuti  per il crollo del Ponte sul Polcevera; infine gli interventi per favorire l’occupazione giovanile nell’ autotrasporto, sono misure importanti delle quali occorre dare atto. Così come occorre sottolineare la positività della misura sull’Imu per i capannoni e della flat tax per gli operatori che realizzano un fatturato inferiore ai 65 milioni, applicabili anche alle imprese di trasporto e logistica. Occorrerà attendere ora i provvedimenti attuativi. Ci sarà ancora da lavorare, dunque, per chi svolge il ruolo di rappresentanza delle imprese, che sono poi quelle che hanno lavorato per ottenere le misure sopraddette. E’ stato inesistente il contributo, invece, di chi prova ad auto intestarsi la rappresentanza del sistema. Non poteva che essere così. Conftrasporto, in Confcommercio, da tempo, opera per rafforzare la presenza  di tutto un “mondo”. Altri che si presentano come la nuova  associazione, ma essendo in realtà un’impresa, sono stati ininfluenti anche in questa occasione. Sarà allora il caso che si prenda coscienza della differenza tra la rappresentanza reale ed il rischio di supportare una attività imprenditoriale, legittima, ma che ha l’obiettivo di divenire il dominus del sistema, assegnando alle imprese strutturate il ruolo di “nuovi sub vettori”. 

 

I mesi che verranno daranno conferme, lo speriamo vivamente, sul mantenimento di iniziative che portino positività alle imprese italiane di trasporto e logistica . Molto dipenderà dall’impegno profuso  per tutelare l’interesse generale. Politiche ambientali esasperate, decisioni su argomenti che impattano su persone ed imprese, affidate a sistemi informatici facilmente manipolabili, litigiosità tra le forze politiche che reggono le sorti del Governo su argomenti (quorum dei referendum o legalizzazione della canapa) che non possono oggi avere la stessa  priorità delle scelte che riguardano l’economia, decisioni di comitati tecnici, vedi la Tav,  frutto di posizioni politiche e non solo di valutazione  dei costi benefici dell’opera. (l’intervista del professor Ponti basta leggerla per avere conferma di questa  constatazione) non possono avere la prevalenza nella agenda politica . Dibattere sul quorum per i referendum è senza ombra di dubbio un argomento rilevante,  in quanto riguarda  regole di convivenza democratica, ma oggi sono i temi dell’occupazione e del lavoro, della sicurezza e della crescita, della competitività delle imprese, ad essere prioritari in quanto impattano il futuro dei nostri giovani ai quali abbiamo il dovere di dare speranza. E questa  si sviluppa non con  la demagogia e le bugie ma con la conoscenza e, soprattutto, assumendo a riferimento i valori fondamentali.

11 gennaio 2019

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