IL PUNTO di Paolo Uggè

Sul tema delle infrastrutture e sui costi del “non fare” si fa un gran parlare, o meglio sarebbe dire urlare. Certamente la mobilità è essenziale ma va affrontata con la conoscenza necessaria e senza demagogia. Nessuno può pensare di trattare aspetti così delicati senza aver considerato tutti gli elementi, i pro ed i contro. Le decisioni devono essere il frutto di valutazioni economiche da coniugarsi con il rispetto delle norme ambientali. E’ per questo che occorre tenere nell’adeguata considerazione anche l’esperienza e le conoscenze. Socrate diceva che esiste un solo bene: la conoscenza ed un solo male: l’ignoranza.

 

Mentre ci si divide sulle infrastrutture un altro aspetto è rimasto ai margini nel dibattito di questi ultimi tempi e riguarda i trattamenti nelle condizioni relative all’esecuzione dei servizi di trasporto su gomma da parte dei vettori nazionali, sempre più penalizzati nei confronti dei competitori di altri Paesi europei, che invece sono aiutati dai propri governi.

 

E’ pur vero che è stato sottoscritto il documento (Alleance road) a tutela delle imprese che subiscono una forte concorrenza da parte dei vettori dei paesi emergenti. Una dichiarazione di intenti che non ha ottenuto alcun risultato concreto. Quello che invece si constata è che l’Austria e il Tirolo attuano azioni sempre più impattanti con la libera circolazione delle merci, attraverso l’introduzione di divieti e rallentamenti nella circolazione che producono ritardi nei tempi di resa e penalizzano pesantemente i nostri vettori nazionali.

 

Ora la questione investe direttamente il Ministero dell’Interno al quale chiediamo interventi adeguati per  porre fine ai comportamenti di concorrenza sleale. Questo avviene per quanto riguarda sia il costo del lavoro, le operazioni di cabotaggio stradale la formazione professionale dei conducenti, etc. Che fare? Basta con le chiacchiere! Bisogna che i ministeri competenti agiscano ed emanino disposizioni cogenti alle forze dell’ordine.

 

La concorrenza sleale non si limita solo a quella adottata dai Paesi dell’Est. Anche quelli parte della vecchia Europa si stanno attrezzando.

 

Abbiamo scoperto che da un po’ di tempo, in applicazione di normative previste dal codice della strada di alcuni paesi se in un trasporto internazionale/eccezionale il conducente non è in grado di esprimersi nella  lingua locale, è punito con una sanzione, estesa all’impresa. La motivazione sarebbe la concorrenza sleale. Secondo le normative di questi paesi se il  conducente non conosce la lingua del paese dove opera, deve avere a bordo una persona di supporto che sia in grado di parlarla. Un esempio? la Germania ritiene vi sia una violazione agli articoli 46, 49 del codice della strada da parte dell’impresa estera che utilizza un autista  che ignori la  lingua tedesca. In questo caso deve essere accompagnato da una persona di supporto. In assenza di tale condizione si ritiene l’impresa avvantaggiata ed in grado di distorcere la concorrenza. Ma quanti conducenti esteri conoscono il nostro bell’idioma? Una norma in palese contrasto con le disposizioni comunitarie che viene sempre più applicata. E le sanzioni ammontano anche a qualche migliaia di euro.

 

Per questo chiediamo al Ministro di intervenire introducendo nel codice una identica disposizione, salvo vi sia un intervento immediato delle Autorità comunitarie che impedisca, questo atto illegittimo. Fino a che queste normative non verranno  cassate chiediamo diventino vigenti anche nel nostro Paese. Un risultato si otterrà: mettere un freno all’invasione di imprese estere, soprattutto dell’est, che si muovono sulle nostre strade e quando incappano in un controllo fingono di non comprendere la lingua italiana, così riuscendo spesso a farla franca. 

 

Contrastare l’immigrazione illegale è un dovere ma anche consentire che le nostre imprese siano messe in difficoltà da comportamenti furbeschi, non mi pare il massimo.

31 ottobre 2018

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